Poesia degli oggetti personali

Beatrice Vitali

Anche se il momento dell’inserimento è ormai concluso per alcuni, da più di un anno per altri, il momento dell’entrata al nido risulta spesso faticosa, o per lo meno carico di forti emozioni. Spesso contrastanti.
C’è la voglia di andare a giocare con gli amici, ma anche il desiderio di non staccarsi dalla gamba della mamma.

E’ interessante vedere le strategie che i bambini utilizzano per affrontare questo momento di indecisione e incertezza.

Quanto sono importanti gli oggetti! Una macchinina, un libro, un contenitore di plastica, un cucchiaio… Oggetti che perdono la loro connotazione usuale e si caricano di significato simbolico. Oggetti utili da stringere a sé e non staccarsene. Oggetti portati da casa al nido e oggetti presi al nido la mattina stessa. Appena avviene il distacco alcuni bambini si indirizzano senza esitazione verso il loro oggetto; alcuni hanno eletto il proprio e tutte le mattine se ne impossessano, altri si appropriano di un oggetto, non sempre uguale, ma appartenente alla stessa categoria, come ad esempio, una qualsiasi bottiglietta di plastica.

Questi oggetti sono tenuti stretti e trasportati nonostante i bambini giochino con altri bambini o con altri strumenti. A volte li appoggiano, ma sempre vicino a loro, e guai se qualche altro bambino si avvicina anche solo per toccarli.

Mi vengono in mente tutti quegli oggetti che, ad esempio, i bambini, anche più grandi si mettono in tasca.
Oggetti misteriosi, segreti, spesso piccoli, da collezione e quasi mai giocattoli belli e pronti.
Anzi, se l’oggetto in questione è un giocattolo, solitamente è una parte di questo, magari quella rotta, o quel pezzo che non sta più montato. Un pezzo di una costruzione, la tessera magnetica del supermercato, una carota, un piccolo asciugamano, un camioncino senza ruote… e poi, soprattutto con la bella stagione e con la possibilità di attingere oggetti dal mondo naturale, sassi, foglie, rametti …
Nelle mani dei bambini tutti questi oggetti raccolti casualmente, incontrati tra tanti, dimenticati in qualche angolo, destinati al sacco dei rifiuti, considerati inutili, vecchi, rotti e da sostituire con giocattoli nuovi, assumono una nuova forma e nuovi significati.

Nelle mani dei bambini questi oggetti raccontano qualcosa molto simile a poesia.

 

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La mia pallina!

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Il pupazzo portato da casa...