Quando "selvaggio" é bello

Alberto Rabitti

Le misure di una parte del nostro giardino, dove fiori, alberi da frutto, piante che profumano si toccano tra loro, sono piccole.

Sono molto piccole. Come i passi e le braccia dei nostri bambini. Come le dimensioni di ciò che è già capace di catturarne l’attenzione, senza bisogno di essere molto evidente.

Basta già quel piccolo insetto su una foglia appassita, l’erba spontanea che abbiamo visto oggi nel prato o quel ramo del salice piangente che è finito sotto il piede di uno di noi mentre passavamo.

Questa parte del giardino profuma di selvaggio.
… di evocativo.
Perché il nostro non è ‘il bel giardino’. Vuole vivere spontaneo. Non è nato protetto e irrigidito da distanze tra le piante che sarebbero troppo vuote di esperienze.
Qui, le piante che ‘si danno fastidio tra di loro’ sono una nostra ricchezza.
E magari i nostri alberi potessero avere anche rami lunghi fin dalla loro base. Bassi come i nostri bambini per potersi attaccare con le mani. Per poterci gettare dentro l’erba o la terra o per poterci giocare quasi fosse un labirinto.